Terza età
L’obiettivo qui non è tornare al corpo di trent’anni fa. È rendere di nuovo comodi i gesti che riempiono la giornata.
Con gli anni il margine di movimento si riduce, i tessuti diventano meno elastici e il recupero è più lento. Sono fatti, e il primo segno di rispetto è non far finta che non esistano.
Quello che si può fare, però, è ampio: recuperare il movimento che è stato perso per disuso — che è la parte più grande — ridurre i compensi, migliorare l’appoggio e l’equilibrio, e togliere il dolore che scoraggia dal muoversi. Perché il vero rischio non è la rigidità in sé, è la spirale in cui meno ci si muove e più ci si irrigidisce.
Ogni obiettivo lo definiamo insieme e in termini concreti: allacciarsi le scarpe da soli, salire una rampa senza fermarsi, girarsi in auto. Sono misure più utili di qualunque grado di flessione.
Perché ci si rivolge a me
- Rigidità al risveglio che serve tempo a sciogliere
- Difficoltà nei gesti quotidiani: vestirsi, salire le scale, girarsi
- Dolori articolari diffusi, spesso su più zone
- Sensazione di instabilità o timore di cadere
- Recupero dopo un periodo di allettamento o un intervento
Cosa cambia concretamente
- Tecniche dolci, mai forzature, con carico e ampiezza graduati
- Sedute più brevi se necessario, e passaggi lettino-poltrona rispettati con calma
- Attenzione a farmaci in corso, osteoporosi e interventi pregressi: vanno detti sempre
- Il lavoro si integra con quello del medico curante e del fisioterapista, non lo sostituisce
- Onestà su cosa si recupera e cosa no: dove c’è una modifica strutturale, si lavora sulla funzione
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